18.11.11

Tora Tora vol.II


che alla fine non c'è molto da dire. Lei con il suo silenzio me lo insegna.

29.4.11

> Il peso delle parole

Dire che l'Italia, se diamo a questa parola di sei lettere il significato di territorio abitato da persone di cittadinanza e lingua italiana, sta bombardando la Libia è un po' come dire che l'Italia si è scopata una minorenne marocchina. E' evidente che per le grosse gatte da pelare, vedi le guerre-risiko per il riassetto economico, la parola Italia si identifica con il governo in carica in quel momento, e neanche tutto, legittimato ad agire -famo presto che sennò Sarkò se pija tutto- in quanto eletto. Ora, se davvero la maggioranza dei miei connazionali, destri sinistri bianchi ciellini o referendaroli della domenica, ritiene tutto sommato accettabili i risvolti paradossali della democrazia indiretta (o in-diretta su ballarò anno zero e altre porcate catodiche) io posso solo esprimermi con un "vaffanculo", sonoro o sommesso a seconda della circostanza e della mise. Certo che finché si rimane così persuasi della supremazia del proprio modello culturale e ci si gasa per le "primavere" africane -un po' come farebbe un padre se il figlio punkabestia si facesse mogliettina e mutuo- si rischia di scambiare per una richiesta di partnership una più urgente e tragica resa dei conti, non più posticipabile. 

> Tora Tora




12.11.10

> Snowman melting from the inside, falcon spirals to the ground

L'implementazione e moltiplicazione di spazi virtuali - dal telefono a internet, dalla TV-coi-salotti a Second Life, dalla stampa a FB - rischia davvero di distrarre l'uomo tecnologico - e anche la donna, ma meno: ha un orologio a uova in pancia che la fa stare generalmente più all'erta su tutto  - dal Nulla endeiano che sta smangiucchiando gli spazi reali? 
Cementificazione, desertificazione, natura abusata che poi impazzisce, frana, straripa.
Bastian BB, riuscirai ancora a chiamare la mamma per nome? Sai che nel vuoto il suono non si propaga?

In effetti quest'ansia derivante da un globalissimo condiviso andarsene a puttane, presto si lenisce quando inforco la bici e incrocio un raduno di vecchietti in sedia a rotelle affiancati dal gruppetto, allegro ma discreto, delle rispettive badanti; quando due bambini vestiti da batman si vedono per caso, si corrono incontro e si chiamano "fratello!"; quando un amore-nuovo nasce senza preavviso (anche se i miei, di amori, li lascio sempre nella culla coi giochini pendenti ai quali puntualmente me li ritrovo impiccati... ma questo è un altro paio di maniche). 

Novembre, Aprile, Agosto... per me non fa troppa differenza: ho un cuore polare che vive aspettando il proprio disgelo e forse per questo si esalta di cose minuscole, una piantina di due centimetri che sbuca dalla neve, un raggio di sole leggermente più caldo del solito, un profumo nell'aria, di pioggia o di fritto. Sguardi color nocciola dopo che si era da anni tarati sul blu. Emotività folle frutto di minime variazioni rispetto a una normalità di pietra, a un rigore estremo dettato dall'imperativo morale di essere seria, di scavare nelle cose fino a capirle bene, di non lasciare nulla di non detto, non un mistero, non una sfumatura di significato. Poi se il cerchio non quadra, nel territorio delle emozioni o in quello delle regole, il caos interiore emerge in forma di frustrazione sottile, insofferenza, ricerca febbrile di uno spazio che mi si addica di più.

Tornando all'annoso dualismo virtuale/reale - ma preferisco parlare, visto che sempre di realtà si tratta, di incorporeo/corporeo- non trovo niente di più sensato che buttarmi a capofitto nel secondo termine della coppia, con tutte le sue imprecisioni, con quel margine a volte odioso di approssimazione e sorpresa.
Insomma, meglio i cortiletti erbosi con le zecche e le siringhe rispetto ai parchi giochi anti-botta anti-macchia anti-divertimento.